Se negli ultimi anni ci eravamo abituati a ragionare in termini di Crediti d’Imposta (Industria 4.0 e Transizione 5.0), dal 1° gennaio 2026 la musica cambia. O meglio, torna una vecchia melodia molto apprezzata dalle imprese: la Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025) ha reintrodotto l’Iperammortamento.

Non si tratta però di una semplice riproposizione del passato. Il nuovo meccanismo è potenziato nelle aliquote, ma decisamente più selettivo nei requisiti. Ecco una guida sintetica per capire come orientare i vostri investimenti per il triennio 2026-2028.

Come funziona: addio F24, bentornata deduzione

Dimenticate la compensazione del credito in F24. L’agevolazione torna a essere una maggiorazione del costo fiscale del bene. In pratica, il costo di acquisizione del bene viene “gonfiato” fiscalmente, permettendovi di dedurre quote di ammortamento (o canoni leasing) molto più alte, abbattendo così l’utile imponibile ai fini IRES o IRPEF.

Le nuove aliquote sono molto aggressive, specialmente per le PMI:

  • +180% per investimenti fino a 2,5 milioni di euro.
  • +100% per investimenti oltre 2,5 e fino a 10 milioni di euro.
  • +50% per investimenti oltre 10 e fino a 20 milioni di euro.

Esempio pratico: Su un macchinario da 100.000 euro, grazie alla maggiorazione del 180%, dedurrete fiscalmente un costo di 280.000 euro. Con un’aliquota IRES al 24%, il risparmio netto è di circa 43.200 euro (il 43,2% del costo reale).

Cosa si può acquistare?

L’incentivo riguarda due grandi famiglie di beni:

  1. Beni strumentali 4.0 (Materiali e Immateriali): Macchinari interconnessi, robot, ma anche software e piattaforme per l’intelligenza artificiale, la gestione della supply chain e la cybersecurity (nuovi Allegati IV e V).
  2. Transizione Green: Beni finalizzati all’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili per l’autoconsumo (es. fotovoltaico), purché si tratti di pannelli ad alta efficienza prodotti in UE.

Il vincolo del “Made in Europe”: attenzione alla provenienza!

Questa è la vera novità spartiacque. Per accedere all’iperammortamento, i beni devono essere prodotti in uno Stato membro dell’Unione Europea o dello Spazio Economico Europeo (SEE). Attenzione: al momento, macchinari prodotti in Cina, USA o altri paesi extra-UE sono esclusi, a meno di futuri correttivi normativi che aprano ai paesi G7. In fase di acquisto, sarà fondamentale richiedere al fornitore la certificazione di origine.

Non è più tutto automatico

A differenza del vecchio iperammortamento, l’accesso al beneficio non è automatico. Sarà necessario inviare delle comunicazioni al GSE (preventiva, di conferma versamento acconto e consuntiva), con modalità simili a quanto visto per il piano Transizione 5.0.

La trappola del Concordato Preventivo (CPB)

Un punto critico che merita la massima attenzione riguarda chi ha aderito al Concordato Preventivo Biennale. Ad oggi, la normativa non prevede che la maggiore deduzione derivante dall’iperammortamento possa ridurre il reddito concordato con il Fisco. Di conseguenza, chi ha “bloccato” il proprio reddito con il CPB rischia di effettuare l’investimento senza poter godere del beneficio fiscale.

In conclusione

Il ritorno dell’Iperammortamento è un’ottima notizia per le imprese con utili capienti, offrendo un risparmio fiscale spesso superiore ai precedenti bonus. Tuttavia, i nuovi paletti (origine europea dei beni e burocrazia GSE) e le interazioni con il Concordato richiedono una pianificazione chirurgica.

Lo Studio è a disposizione per analizzare i vostri piani di investimento 2026 e verificare la convenienza e la fattibilità dell’agevolazione nel vostro caso specifico.

 

 

Categorie: Area Fiscale

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