Tra le misure più rilevanti introdotte dalla Legge di Bilancio 2026 (Legge n. 199/2025) a sostegno del potere d’acquisto dei lavoratori dipendenti, spicca la nuova detassazione degli incrementi retributivi.
A partire dal 1° gennaio 2026, gli aumenti in busta paga derivanti dai rinnovi dei contratti collettivi saranno soggetti a un regime fiscale di favore, sganciandosi dalla tassazione ordinaria IRPEF per essere assoggettati a un’imposta sostitutiva ridotta.
Di seguito analizziamo i requisiti e le modalità operative della norma.
🔵In cosa consiste l’agevolazione
La norma prevede che gli incrementi retributivi erogati ai lavoratori dipendenti del settore privato siano sottratti alle aliquote IRPEF progressive (e alle relative addizionali regionali e comunali) e tassati con un’imposta sostitutiva secca del 5%.
🔵Quali aumenti rientrano?
L’agevolazione si applica agli incrementi retributivi corrisposti nel corso dell’anno 2026 che derivano da rinnovi contrattuali sottoscritti nel triennio 2024, 2025 e 2026. È importante notare che l’ambito di applicazione è stato esteso anche ai contratti rinnovati nel corso del 2024 (come ad esempio i CCNL del Terziario/Commercio), ampliando significativamente la platea dei beneficiari rispetto alle previsioni iniziali. La misura riguarda i contratti collettivi di qualsiasi livello (nazionale, territoriale o aziendale).
Attenzione: La detassazione si applica solo agli aumenti che spettano e sono erogati nel 2026. Non rientrano nell’agevolazione gli arretrati o gli aumenti riferiti a periodi antecedenti al 1° gennaio 2026.
🔵I requisiti per il lavoratore
Per accedere alla tassazione agevolata del 5%, il lavoratore deve rispettare un preciso limite reddituale. L’agevolazione spetta infatti ai dipendenti che, nell’anno fiscale 2025, hanno percepito un reddito da lavoro dipendente non superiore a 33.000 euro.
🔵Modalità di applicazione e rinuncia L’applicazione dell’imposta sostitutiva avviene automaticamente da parte del datore di lavoro (sostituto d’imposta). Non è quindi necessaria alcuna richiesta specifica da parte del dipendente per attivarla.
Tuttavia, è prevista la facoltà per il lavoratore di rinunciare espressamente in forma scritta al regime agevolato. Questa opzione può essere valutata, ad esempio, da chi possiede numerosi oneri detraibili (spese mediche, interessi mutuo, ristrutturazioni) e preferisce assoggettare l’intero reddito a tassazione ordinaria per non perdere capienza IRPEF.
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